L’attuazione del piano globale per la città – rapporto con il waterfront

Interclub promosso dal Rotary Club Bari Ovest con i Rotary Club Bari, Bari Sud, Bari Castello, Bari Mediterraneo

L’evento che si è svolto la sera del 7 novembre 2017, proposto e curato dalla commissione per i programmi del Rotary club Bari Ovest (Ignazio D’Addabbo, Laura Basso, Giovanni Tortorici), ha “centrato” un argomento di grande interesse per lo sviluppo futuro di Bari, città adriatica, orientato al recupero ed alla valorizzazione del suo rapporto con il mare.

Il tema dell’incontro e la qualità dei relatori hanno generato un afflusso notevole di pubblico rilevante per numero e professioni rappresentate.

Il Presidente, aprendo la serata, ha ricordato che il compito del Rotary verso il territorio realizza una delle cinque azioni fondamentali dell’attività rotariana; in nome di essa, il Rotary collabora e suggerisce all’ente di governo della città opzioni e possibilità per il miglior sviluppo dell’ambito territoriale in cui opera.

La richiesta rivolta agli amministratori della città, di fare comprendere la visione globale che essi hanno del suo sviluppo è dunque presupposto per lo svolgimento dell’azione rotariana in questo campo.

Tortorici, riprendendo questo concetto, invita i relatori a svolgere il loro intervento.

Il Prof. Costantino inizia con una interessante riflessione sui meccanismi di sviluppo delle città, che una volta erano determinati dal materiale costruttivo disponibile e dall’ “idea della città” che esprimeva il Principe. In epoche più recenti (gli ultimi 150 anni) i “servizi a rete” e i nuovi materiali hanno influenzato gli indirizzi: i centri storici hanno avuto un forte sviluppo ed il “waterfront” è stato caratterizzato da una deriva verso il degrado.

L’automobile ha cambiato lo sviluppo delle città, rispetto al quale i piani regolatori si dimostrano strumenti rigidi che stabiliscono opportunità di lucro ovvero immobilizzo. Conclude con un accenno all’economia digitale, che sta esercitando una forte spinta verso le “Smart Cities”: se in passato il disegno delle città si è tradotto in espansione, ora non più: si deve trasformare con nuovi strumenti: più flessibili, più veloci. Cita Renzo Piano e la sua visione di recupero urbano, delle “ricuciture”: vuol dire il “rammendo” dei tessuti urbani sfilacciati.

Avendo in mente come deve essere la città, bisogna gestire il processo insieme ai cittadini destinatari. Per lo sviluppo delle competenze necessarie, cita l’iniziativa in corso con il Prof. Dioguardi della “Scuola per city manager”.

Il Prof. Amendola inizia citando Calvino (”La città invisibile”). Oggi La città deve rispondere alla domanda della gente, deve piacere: alla domanda del bambino, dell’anziano (giardini) della donna (sicurezza);il governo urbano, metropolitano deve rispondere al “diritto alla città”; cita W.Benjamin “una città dove sia bello indugiare”.

Le città che cresceranno sono quelle che hanno già scelto il loro futuro. E’ possibile cambiare: Pittsburg, città americana nota per le acciaierie e per l’aria molto inquinata (ricordiamo il film “Il Cacciatore”) vanta ora l’aria più pulita di quella delle Montagne Rocciose.

Bisogna distinguere: i progetti li fanno gli urbanisti; la progettualità è di tutti i cittadini.

Bari è stata a lungo “distratta” sul suo sviluppo: ora si trova ad un bivio.
Murat fondò la nuova città: la pianta della città murattiana è la “metafora del mercato”, è una “città mercato”. Mario Sansone definì Bari “una città senza ironia e senza malinconia”. Con la decadenza di Napoli, Bari beneficiò di un notevole sviluppo del commercio. Il fascismo decise poi di fare di Bari il suo simbolo: il lungomare Nazario Sauro (anno 1933), poi le costruzioni con forte carattere “semantico” su tutto il lungomare (1934/1939): Caserme dei carabinieri e dell’aeronautica, la torre della Provincia (ispirata alla “Torre del Mangia di Siena). Piazza Diaz.

Negli anni 50/60, gli anni della politica dei “poli di sviluppo”, la crescita commerciale e l’appellativo di “Bari la Milano del sud”.

Ora bisogna progettare il futuro: serve progettualità. Chi governa ora il consenso? I partiti? Non più. Bisogna perciò creare occasioni di discussione vera sul futuro.

Mentre il Prof. Amendola va concludendo il suo intervento, arriva il Sindaco appena sceso dall’aereo di ritorno da Roma e, assistito dalle “slides” e dai suo collaboratori, inizia la sua esposizione.

L’ing.Decaro definisce il programma sulla trasformazione della città di Bari “una visione fondata su quattro priorità strategiche”:

Dialogo città-mare
I quartieri nei quali operare per creare un “senso di comunità”
I grandi contenitori urbani: Ex Fibronit, Manifattura Tabacchi, Polo del Contemporaneo (Teatro Margherita), ex Caserma Rossani, Ex Gasometro al Libertà, La Biblioteca del Redentore
La tempistica: Fibronit: completamento entro il prossimo anno: sarà un parco della dimensione di quello del “largo 2 giugno”; Ex Rossani la Public Library e l’Accademia delle Belle Arti.
La strategia per il mare:
S.Girolamo in completamento.
I 7 progetti definiti “BARI DA MARE”: 1) concorso d’idee per la qualificazione del “Lungomare Sud” e il Parco Costiero di Japigia. 2) S.Girolamo: prossima sistemazione della sabbia sul litorale destinato a spiaggia.
3)Lungomare S.Spirito-Palese affidato all’Arch.Bohigas. 4) Tratto antistante la Fiera del Levante dove dovrebbe essere realizzato il Porto Turistico (S.Cataldo); 5) Progetto affidato tramite concorso d’idee riguardante il Lungomare Imperatore Augusto; 6)Collegamento Torre Quetta-Pane e Pomodoro (unica spiaggia); 7) Torre a Mare.

L’ora tarda raggiunta con questa ampia e molto articolata esposizione non ha purtroppo consentito lo sviluppo di un dibattito; Il Prof. Tortorici ha quindi ringraziato i relatori, il Sindaco ed il folto pubblico, riservando ad un futuro incontro gli approfondimenti sul corso dei cambiamenti prospettati.

Il dott. Carmelo Piccolo, Assistente del Governatore del Distretto, conclude l’incontro auspicando lo sviluppo – in nome del bene comune – tra Comune ed i Club Rotary presenti nel territorio.

Ignazio D’Addabbo

Una serata con Oscar Wilde

La passione del nostro caro amico Pasquale per Oscar Wilde nasce da ragazzo quando durante le sue letture estive si approccia al “Ritratto di Dorian Gray” e si innamora del suo stile semplice e pieno di significati reconditi.

Il romanzo, del 1890, è ambientato nella Londra vittoriana pervasa da una mentalità tipicamente borghese. Narra la storia di Dorian Gray, un ragazzo bellissimo che arriva a fare della sua bellezza un rito insano e che si conclude tragicamente con un omicidio. La bellezza è vista come una colpa da castigare e fustigare.

Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde, noto come Oscar Wilde, è nato a Dublino il 16 ottobre 1954 ed è morto a Parigi a soli 46 anni il 30 novembre 1900. Autore dalla scrittura a semplice e spontanea, ma sostanzialmente molto raffinata ed incline alla ricerca del bon mot, con uno stile talora sferzante e impertinente egli voleva risvegliare l’attenzione dei suoi lettori e invitarli alla riflessione. È noto anche per l’uso frequente di aforismi e paradossi nelle sue opere per i quali è tuttora spesso citato.

L’episodio più notevole della sua vita, di cui si trova ampia traccia nelle cronache del tempo, fu il processo e la condanna a due anni di prigione per «gross public indecency», come era definita l’omosessualità dalla legge penale che codificava le regole, anche morali, riguardanti la sessualità della
sua stessa classe sociale.

Visse gli ultimi anni della sua vita a Parigi solo ed in miseria e alla sua morte fu sepolto nel cimitero degli artisti Pere Lachaise.

Come tutte le opere di Wilde, anche Il ritratto di Dorian Gray è ricco di sentenze, collocate dai critici nella categoria di aforismi; questo particolare tipo d’espressione, artificiosamente spontanea se vogliamo, conferisce allo stile di Wilde un modo tagliente di affrontare le verità della vita, aderendo perfettamente al carattere, quasi armonizzato ai suoi stessi pensieri, di quello che probabilmente è il “crypto-personaggio principale” dell’opera, Lord Henry Wotton. La maggior parte degli aforismi, infatti, prende vita attraverso la straordinaria eloquenza di Henry, o comunque viene quasi sempre ricondotta alle sue oscure teorie sulla vita e sull’arte. Lord Wotton, per usare le parole con cui lo stesso autore lo descrive all’interno del romanzo, “sembra aver riassunto il mondo in una frase”.

Wilde stesso parlò di questo punto in più occasioni, notando quasi con rammarico che tutti pensassero al romanzo come a un’opera autobiografica in cui, attraverso i vari personaggi, lo stesso autore non faceva altro che rappresentare le varie inclinazioni del suo stesso carattere. Non è da dimenticare che questa fu una parte decisiva rispetto alla sua successiva incarcerazione; i capi d’accusa contro di lui si rifacevano in buona parte ad innumerevoli passi di questo romanzo. Le colpe di Dorian Gray e gli affilati aforismi di Lord Henry diventarono i delitti dell’autore stesso.

L’impatto di Wilde sulla Londra vittoriana fu di immenso potere culturale, quasi d’avanguardia. Tutto quello che egli diceva, come si comportava, veniva preso
come una rivolta contro le regole che facevano da pilastri a quel mondo così austero. I suoi aforismi lo condannarono così come lo portarono ad avere
un posto nella storia immortale della letteratura.

Come molti critici si divertono molto spesso a sottolineare – non ci si stupisce poi che lo stesso autore detestasse questa particolare categoria -, quelli di Wilde non sono veri e propri aforismi, ovvero generalmente non sono autonomi, o slegati dal contesto; molti faticano a vedere le verità che si nascondono dietro il loro paradosso artistico. Ma la loro forma non è che il pretesto.

Nonostante ciò, infatti, essi riescono forse con maggior precisione a far notare, o forse provare, al lettore tutto ciò che lo stesso scrittore precisamente voleva che arrivasse all’io segreto di chi legge.

Molte sentenze, pur parendo solo frasi ad effetto o teorie che condensano luoghi comuni per poi rovesciarli, rispecchiano un profondo e arguto interesse filosofico nei confronti non solo della natura umana, ma anche verso ogni sua sfumatura, tanto da riuscire a giungere nei più nascosti ed inconfessabili meandri dell’animo umano.

Vero è che molti aforismi del romanzo possono essere facilmente rovesciati, anche perché molti derivano dallo stesso rovesciamento di luoghi comuni; però esprimono ugualmente argute riflessioni, alle volte difficili da accettare per noi tutti; essi sottolineano l’enorme genialità di Wilde e la sua profonda conoscenza della vita e dell’Arte.

Lord Henry pronuncia anche molti paradossi autentici, questo a detta di molti, ma in qualche strano modo la cosa non fa che renderli più veri. Quasi incontestabili.

Oscar Wilde scriveva: “Non ho mai scritto tanti aforismi quanti quelli che mi si attribuiscono”. Effettivamente ne ha scritti solo quattro, gli altri si trovano nelle sue opere. Di seguito alcuni dei suoi più celebri aforismi:

  • “Nella rigida società inglese si può dimenticare ogni cosa eccetto una buona reputazione”.
  • “Non si dovrebbe mai fare il proprio debutto in uno scandalo”.
  • “La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri”.
  • “Un artista non ha inclinazioni etiche. L’inclinazione etica in un artista è una aberrazione”.
  • “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni”.
  • “Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura una vita”.
  • “È meglio aver amato e perso che non aver amato affatto”.
  • “Tra uomo e donna ci può essere amore e passione ma mai amicizia”.
  • “Le donne sono fatte per essere amate non per essere comprese”.
  • “Un amico e colui che ti conosce bene e nonostante tutto continua a frequentarti”.

Questo mio scritto è solo un piccolo scorcio su Oscar Wilde e le sue opere e non una trattazione dettagliata. A tal proposito cito un suo celebre aforisma:

”Amo molto parlare di niente. E’ l’unico argomento di cui so tutto”.

Angelantonia Nappi

I segreti delle gemme, dei diamanti, dell’oro

Ce li svelano Nicola e Francesca Romana Mossa

Personalmente concordo con il nostro Presidente Francesco Bellino: “Una serata curiosa”.

Perché, più che relazionarci essenzialmente su aspetti tecnici per quanto nel titolo della conferenza, gli oratori hanno sottolineato le emozioni che accompagnano il mondo del gioiello.

Partendo dal concetto di bellezza – la qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di contemplazione – subito il focus si è spostato sul sentimento espresso dal gioiello: ai primordi della civiltà umana usato per stabilire una relazione tra noi e la divinità, come tributo ad essa essenzialmente per accattivarcela, in seguito come dono fra noi uomini.

Malinowski, antropologo polacco naturalizzato britannico (1884 – 1942), celebre per i suoi studi etnografici nella Melanesia, espose nei suoi lavori il concetto di “reciprocità”, che in quelle culture consisteva essenzialmente nello scambio simbolico di conchiglie rosse e bianche durante incontri rituali.

Tale scambio determinava forme di solidarietà sociale e contribuiva a legare le popolazioni delle isole, a volte distanti parecchie miglia, tramite un principio di collaborazione.

Da qui l’importanza del dono.

Dono come ponte tra chi dona e chi riceve, in un movimento circolare che
crea uno scambio tra il reciproco e il gratuito, tra il generoso e il sociale,
tra l’obbligo e il piacere.

Dono all’origine stessa del legame tra gli esseri umani, gesto che fa uscire l’individuo da sé e lo mette in relazione con il diverso da sé, che fa penetrare in noi la Natura che ci circonda, come per le perle, che nell’antichità si credevano il connubio tra la luce della luna e la profondità del mare.

E il gioiello tramandato acquista un valore maggiore, non solo perché antico, ma perché legame tra chi ci ha preceduto e ci ha indicato quali strade percorrere.

Fin qui gemme o diamanti o metalli preziosi dal valore sociale, ma nel corso dei secoli fino ad oggi il significato di indossare un gioiello è profondamente mutato. Dalla corona del regnante e dalla mitra dell’alto prelato con favolose
gemme incastonate – quindi attestazione di potere – oppure dalla parure aristocratica della milady si è passati ai colliers delle stelle di Hollywood e agli anelli da 100 carati dell’alta borghesia industriale: la “democratizzazione del gioiello” che trova nel nostro contemporaneo i livelli più alti, trasformando il gioiello in oggetto di moda.

E quindi: acquistiamo un gioiello con la nostra sensibilità o secondo impulsi eteroindotti?

È questa la domanda che in conclusione ha posto Francesca Romana, esortando la platea a non dimenticare la valenza emotiva nello scegliere o nell’indossare un gioiello, gioiello che non deve essere un mero investimento, alla cui scelta abbiamo approcciato come ad un oggetto di alta tecnologia, il cui il valore venale surclassa quello emotivo.

Alle considerazioni finali del Presidente si sono aggiunte le esortazioni a Nicola perché ci regalasse qualche ricordo della sua vita precedente, spesa in giro per il mondo alla ricerca di gemme e di “emozioni”. E Nicola lo ha accontentato.

Proprio questi ultimi minuti della serata hanno confermato il rapporto intenso che si stabilisce tra un qualcosa prelevato, anche con estreme difficoltà, dalla Natura e che ha percorso migliaia di chilometri, e la pelle di una donna o di un uomo, “perché la materia non è tutto e niente è solo materia” aggiungo io, parafrasando Isaac Asimov, il mitico scrittore di fantascienza.

Buona riflessione a tutti.

Alessandra D’Ambrosio

 

Presentazione della 81^a Fiera del Levante.

Conclusione di un’epoca e rilancio delle attività fieristiche.
Dott. Alessandro Ambrosi, Presidente CCIAA Bari, relatore.

Un veloce excursus sulla trasformazione da pubblico ad ente privato, condizione determinata dall’Europa ma necessaria per salvare la nostra Fiera in perdita: dopo due bandi andati deserti, la Camera di Commercio con la Fiera di Bologna – quest’ultima ha un giro di 120 milioni euro/anno e un attivo nel 2017 di 5 milioni euro – ha iniziato il processo di trasformazione che in due anni ha portato a guardare con più ottimismo al futuro.

Il dott. Ambrosi ha sottolineato che nove giorni di esposizione sono tanti, economicamente molto impegnativi per gli espositori. Per cui la Fiera ha puntato sul binomio economia+cultura, sostenendo che l’una non possa esistere senza l’altra in un reciproco scambio paritario.

Ecco i punti salienti di questa 81esima edizione.

Si è costituito un polo arte/cultura nel padiglione 115 tra Regione Puglia e Teatro Pubblico Pugliese e questa edizione vanterà la presenza di alcuni elementi dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano che si presenteranno al pubblico.

Il padiglione 77 diverrà la sede stabile della Puglia Film House e nel nuovo anfiteatro alle spalle si assisterà alla proiezione di film all’aperto ogni sera per i nove giorni, con la partecipazione di ospiti quali Margherita Buy e Laura Morante.

Grandissimo risalto alla domotica con un’esposizione da 500 mq corredata da una cinesfera gonfiabile con 200 posti a sedere in cui assistere a proiezioni esplicative.

Completamente ristrutturato il padiglione 152 della Regione Puglia. Vi avranno adeguata valorizzazione le tradizioni del nostro territorio con la presenza di 16 pro loco e 990 figuranti, che presenteranno i cortei storici pugliesi sfilando per i viali della Fiera.

Grande attenzione alle famiglie con bimbi: nel padiglione 138 “famiglie in fiera” intrattenimenti e convegni della Città dei Bimbi in cooperazione con il Planetario e la visita didattica del cosmonauta Walter Villadei, che, come Rotary, abbiamo avuto il privilegio di conoscere personalmente nel 2015.

La Fiera di Bologna porta con sé PF TECNOLOGIE, per il riscaldamento a legna e pellet, con un padiglione tutto dedicato alle soluzioni con biomassa, CREATTIVA, la fiera del fai da te e la seconda edizione di Mediterranean Health&Beauty by Cosmoprof al padiglione 7, dedicato alle aziende espositrici con un programma di convegni, show e workshop sempre più ricco. Il BIO con le sue aziende al padiglione 13, mentre allestimenti con alberi di agrumi per arredamento saranno al padiglione 168 per “GIARDINI DEL LEVANTE”.

Per la prima volta Fiat Crysler Automobile avrà una grande esposizione. Inoltre in anteprima mondiale sarà presentata un’auto elettrica tutta made in Bari, realizzata da Tua Industries, società che ha rilevato l’ex stabilimento Om Carrelli.

Importante la connotazione enogastronomica della Fiera che ha dato rilevanza alla qualità dell’offerta con la storica Birra Peroni, il presidio SLOW FOOD nell’ex-Bayerland, Spazio Eataly, Birrificio San Nicola con prodotti tutti rigorosamente artigianali, il Casolare di Puglia e il track MAREINMOTO.

Alessandra D’Ambrosio

Festa d’estate

Traversare una strada per scappare di casa lo fa solo un ragazzo,
ma quest’uomo che gira tutto il giorno le strade,
non è più un ragazzo e non scappa di casa.

Ci sono d’estate pomeriggi che fino le piazze son vuote,
distese sotto il sole che sta per calare,
e quest’uomo, che giunge per un viale di inutili piante, si ferma.
Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?

Non è certo attendendo nella piazza deserta che s’incontra qualcuno

Il nostro presidente ha letto una poesia della raccolta “Lavorare stanca” di Cesare Pavese da cui ho tratto alcuni periodi.
Come per quasi tutte le opere pavesiane, il tema portante è la solitudine che
attanaglia l’uomo, incapace di rimanere fermo e nella sua solitudine vaga sempre più stanco.

Il motto scelto dal Presidente Francesco nel suo anno rotariano è “Diversi nell’armonia” e proprio la scelta di esordire con la lettura di Cesare Pavese alla festa d’estate del nostro club sottolinea il proposito di incentivare le relazioni tra i soci e le occasioni di pura convivialità, perché – cito testualmente il Presidente alla riunione programmatica del club – “Senza la diversità si genera la monotonia e senza l’armonia si generano dissidi e caos”.

Quindi la conoscenza dell’altro, sia pur nella diversità, produce armonia ed è stata senz’altro armoniosa l’accoglienza all’arrivo dei soci e dei loro ospiti con un sottofondo musicale da lounge bar e con camerieri solerti a distribuire calici di bollicine e stuzzichini.

Tavoli rotondi ci hanno accolto nella sala ristorante e i centrotavola al “peperoncino” hanno immediatamente attratto e incuriosito tutti noi. Terminate le parole introduttive del Presidente, ecco il via alle varie
pietanze, preceduto dall’annuncio che i vini serviti costituivano un pensiero del figlio del nostro Prefetto, Rita Ciambalaio Liantonio: pensiero risultato a tutti graditissimo.

Come altrettanto gradita è stata l’apparizione in tavola degli spaghetti
“all’assassina” non previsti nel menù.

Frutta e dolce hanno concluso le varie portate, così le ultime chiacchiere e i saluti sono stati sotto un cielo stellato e con lo sfondo dei traghetti in partenza per mete ormai in maggior parte vacanziere.

Buona estate a tutti! Arrivederci

Alessandra D’Ambrosio

Relazione Programmatica del Presidente

Il neo Presidente, Francesco Bellino, ha aperto l’anno rotariano 2017/2018 con la serata del 6 luglio, dedicata alla relazione programmatica ed alla presentazione agli amici soci dei componenti del consiglio direttivo e delle commissioni del club che lo affiancheranno.

Il club Rotary Bari Ovest vanta 55 anni di storia illuminata dalla realizzazione di progetti e services ambiziosi e dalla presenza di soci che si sono distinti nel ricoprire prestigiose cariche rotariane. Il Presidente trasmette ai soci un grande entusiasmo per il lavoro che si accinge a compiere, l’entusiasmo di chi ama il Rotary, i valori su cui si fonda ed il compito che deve svolgere per la società ed il mondo.

Il fil rouge del programma scelto dal Presidente è “Diversi nell’armonia”. La nostra società è contaminata dal cinismo, della convinzione della perdita dei valori della verità e della solidarietà e dalla disgregazione sociale. La conseguenza sociale del non rispetto delle diversità è la creazione di pericolose forme di fondamentalismo spesso sfocianti in reazioni violente e di odio verso l’altro.

La nostra amata ruota rotariana è un simbolo di movimento in armonia,  rappresenta l’ingranaggio di una macchina che lavora al servizio dell’umanità.
Senza la diversità si genera la monotonia e senza l’armonia si generano dissidi e caos. Il ruolo del Rotary è creare dei punti fermi, di essere protagonista nella società come il nodo centrale che unisce i raggi della ruota rotariana. Non dimentichiamo i progetti internazionali ambiziosi realizzati anche grazie all’intervento del Rotary come la creazione della Dichiarazione diritti dell’uomo del 1948 e dell’Unicef.

Concretamente il programma da realizzare nel nostro club si ispira al piano strategico del Rotary Internazionale, valorizzando il locale ma mantenendo sempre uno sguardo alla visione mondiale.

Innanzitutto bisogna agire nel rispetto di 3 priorità: 1) sostenere e rafforzare il proprio club, 2) incrementare l’azione umanitaria, 3) migliorare l’immagine pubblica del Rotary e la consapevolezza dei soci su cosa sia il Rotary e cosa significhi farne parte. Concretamente è necessario conservare i soci esistenti ed espandere l’effettivo, creare e realizzare progetti efficaci a beneficio della comunità, sostenere la Rotary Foundation sia con elargizioni che la partecipazione attiva ai suoi programmi e formare dirigenti capaci di servire il Rotary a livello distrettuale e internazionale.

Il Rotary non è potere ma servizio realizzabile unicamente con una progettualità precisa, senza cadere nel filantropismo. Il compito del Rotary è mettere in moto processi sociali utili per tutti e non fermarsi a forme di assistenzialismo fini a se stesse.

I Rotariani sono leader nelle loro professioni e devono mettere al servizio del
Rotary e dell’umanità le loro competenze. Non è importante apparire rotariani
ma essere rotariani.

Nel mondo ci sono tanti Rotariani di fatto, non iscritti al club. Spesso questo avviene per disinformazione su cosa sia effettivamente il Rotary, scambiato spesso per un club massonico. Per questo è compito dei soci promuovere e migliorare i rapporti di amicizia, far conoscere all’esterno la vera essenza del club e cooptare nella comunità rotariani di fatto affinchè si avvicinino al club.

Come può il Rotary cambiare il mondo? Il potere maggiore va all’influencing da realizzare con azioni e progetti concreti e con la pubblicità verso l’esterno di quanto realizzato. I leader che compongono i club sono una fucina di idee. Il compito dei rotariani è mettere in circolo idee valide che attivino il confronto e aprirsi anche alle idee nuove che vengono dai giovani.

Il presidente inserirà nel programma ogni mese un incontro sulle frontiere della conoscenza umana teso a far conoscere agli amici soci grandi studiosi, scienziati ed artisti pugliesi d’eccellenza. Le riunione di mezzodì verranno mantenute e dedicate alla presentazione di un libro.

Uno dei valori più importanti del Rotary è la Pace. Il progetto più ambizioso del Presidente è la creazione a Bari del settimo Centro internazionale della pace. Nonostante il mediterraneo sia tristemente diventato un mare di sangue e di guerre non esiste in Europa un centro di incontro e confronto tra i rappresentanti dei vari stati teso a dirimere tali dissidi.

Il club ha già avviato un dialogo con l’Università LUM per creare un percorso formativo post laurea per operatori per la pace. Si tratta di un ambizioso progetto sia per il Rotary che per la città di Bari che, data la sua posizione geografica strategica, potrebbe diventare centro di incontro di ambasciatori e operatori del settore per la pace.

Un altro importante service da strutturare è la creazione di una scuola metropolitana per genitori che offra assistenza psicologica, valoriale ed alimentare. Il service ha l’obiettivo di colmare un vuoto sociale di conoscenza e di valori giuridici, civili e psicologici, educando i genitori stessi a supportare i propri figli, per evitare che si lascino deviare da forme di dipendenza e disagio sociale.

Nell’ottica del rinnovamento e della cooptazione di nuove leve il presidente ha auspicato l’approfondimento dei rapporti con i club Rotaract al fine di facilitare l’ingresso di giovani leader nel Rotary e la valorizzazione delle socie donne.

Date le ambiziose ed entusiasmanti premesse rimbocchiamoci le mani, spieghiamo le vele e…..

Buon vento Rotariano a tutti noi!

Angelantonia Nappi